L’entrata in vigore della legge 6/2004, avente la “finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente 1”ha arricchito il nostro ordinamento di una nuova misura di protezione giuridica “l’amministrazione di sostegno”

L’Amministratore di Sostegno è la persona nominata dal Giudice Tutelare (GT) al   fine   di   assistere,   sostenere,   rappresentare,   con   la   minore limitazione possibile  della  capacità  di  agire   "la  persona  che,  per  effetto  di  una  infermità ovvero  di  una  menomazione  fisica  o  psichica  si trova  nella  impossibilità,  anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi” o,  più  in  generale,  al fine  di supportare chi  non  riesce -a causa  di  impedimenti  di  natura  fisica,  o psichica,  o  sensoriale,  o  per  effetto dell’età avanzata, o per altre ragioni -ad espletare autonomamente in tutto o in parte le funzioni della vita quotidiana.

La richiesta di nomina di AdS avviene tramite la presentazione di un ricorso al GT, il quale si occupa sia della nomina sia della verifica della gestione. Il ricorso è presentato in carta libera, con una marca da bollo da € 8,00, al GT e non vi è l’obbligo di farsi assistere da un legale; si precisa che è invece opportuno farsi assistere dall’avvocato, qualora sussistano importanti conflitti famigliari o nel caso in cui si necessiti della gestione di ingenti patrimoni (se ne ricorrono le condizioni, è possibile richiedere il patrocino gratuito a spese dello Stato: possono essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato coloro i quali godono di un reddito imponibile, ai fini dell’imposta personale sul reddito risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a € 10.628,16 per l’anno 2009; tale importo viene aggiornato di anno in anno - per eventuali ulteriori informazioni in merito è necessario rivolgersi all’Ordine degli Avvocati - Via San Martino della Battaglia n. 18 - tel. 030/41503). I soggetti che possono proporre azione formale per promuovere la nomina dell’AdS sono i seguenti (artt. 406, 417 C.C.): - il beneficiario (è legittimato a proporre il ricorso colui che ritiene di essere in difficoltà nella gestione della propria vita, per malattie che sono causa di una ridotta autonomia, o perché con l’età sopraggiungono impedimenti a compiere alcuni atti, con il rischio di gravi pregiudizi o di esporsi a raggiri; lo stesso beneficiario potrà quindi, nel proporre il ricorso, indicare la persona che si occuperà di lui quando non sarà più in grado di farlo da solo);
-    i parenti entro il 4° grado in linea retta e collaterale, il coniuge, gli affini entro il 2° grado, e i conviventi stabili del beneficiario (non sono comprese le badanti);  
-    il tutore o il curatore congiuntamente all’istanza di revoca dell’interdizione e inabilitazione;
-    i responsabili dei servizi sociali e sanitari o direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona (obbligati al ricorso, oppure alla segnalazione al P.M., “ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento”);
-    il Giudice Tutelare d’ufficio e il Pubblico Ministero.
Il ricorso può essere presentato da un ricorrente o da più ricorrenti (nel caso di famigliari e di responsabili dei servizi sociali e sanitari). Nel caso di più ricorrenti deve essere indicato un referente al quale fare pervenire le comunicazioni del Tribunale; lo stesso referente si dovrà occupare delle procedure del ricorso (es. notifiche).
Il ricorso per l’AdS deve indicare:
-    i dati del ricorrente (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, rapporto di parentela con il beneficiario); - le generalità del beneficiario (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico e la sua dimora abituale) e le sue condizioni;
-    le ragioni per cui si chiede la nomina dell’AdS indicandole in modo esaustivo;
-    i nominativi e il domicilio - se conosciuti - del coniuge, del convivente in modo stabile, dei parenti entro il IV° grado e degli affini entro il II° grado;
-    eventuale nominativo della persona proposta come AdS;  Si deve inoltre indicare:
-    quali azioni il beneficiario è in grado di compiere da solo (es. gestione di piccole somme di denaro, indicando la somma mensile o settimanale)
-    quali azioni il beneficiario sia in grado di compiere con l’assistenza dell’AdS;
-    quali azioni il beneficiario non sia in grado di compiere e quindi debbano essere compiute dall’AdS in rappresentanza esclusiva del beneficiario (es. consenso informato, riscossione pensione e/o altre entrate, apertura e gestione conto corrente, pagamento di eventuali rette, affitti, cure mediche, assistenza infermieristiche e badanti, investimenti di eventuali risparmi in titoli, gestione di beni di proprietà del beneficiario, rapporti con l’autorità tributaria e con altri enti..). Nel ricorso il ricorrente, se trattasi di famigliare convivente del beneficiario, può chiedere di essere ammesso all’autocertificazione per dimostrare le spese sostenute.
Al ricorso è necessario allegare la seguente documentazione del beneficiario:
-    certificato integrale dell’atto di nascita (da richiedere al Comune di nascita);
-    certificato di residenza e stato di famiglia;
-    fotocopia documento d’identità del beneficiario;
-    documentazione medica (accertamento invalidità civile, relazione sanitaria, certificazione medica attestante le patologie e il grado di incapacità di intendere e volere o la totale incapacità);
-    documentazione sulle condizioni di vita personale (relazione sociale dei servizi ed eventualmente del servizio frequentato);
-    documentazione relativa alla situazione patrimoniale (pensione di invalidità, assegno di accompagnamento, pensione di reversibilità o ai superstiti, stipendi percepiti per attività lavorativa, rendite provenienti da affitti, somme depositate su conti correnti o investite, proprietà immobiliari, ecc.);
-    eventuale certificato che attesti l’impossibilità del beneficiario a recarsi in tribunale, anche in ambulanza, per la convocazione. Questo perché il GT, posto che deve comunque e sempre sentire il beneficiario, qualora lo stesso non sia trasportabile, si recherà al domicilio.
Deve essere inoltre allegata copia del documento d’identità del ricorrente.

L’Organo competente per l’adozione del provvedimento di amministrazione di sostegno è il GT competente per territorio, cioè il magistrato del luogo dove il beneficiario ha la sua residenza. Qualora il beneficiario abbia la propria dimora abituale (domicilio) in luogo diverso dalla residenza, è competente il GT del luogo del domicilio. Nel territorio dell’ATS di Brescia ci sono n. 2 sedi del Tribunale a cui è possibile presentare il ricorso per la nomina dell’AdS (Tribunale di Brescia e Sezione Distaccata di Salò), in base al Comune di residenza della persona soggetta alla misura di protezione giuridica.

Ricevuto il ricorso, il GT fissa con decreto il giorno e l’ora dell’udienza in cui devono necessariamente comparire davanti a lui il ricorrente, il beneficiario e la persona proposta come AdS (se diversa dal ricorrente).  A tale udienza hanno facoltà di comparire i parenti fino al IV° grado.
Il ricorrente ricevuto il decreto di fissazione dell’udienza, è tenuto a trasmettere:
-    al beneficiario e al Pubblico Ministero (Procura della Repubblica presso il tribunale di Brescia, Via Lattanzio Gambara n. 40), tramite notifica, copia del decreto di fissazione dell’udienza e copia conforme del ricorso (senza allegare la documentazione, salvo diversa indicazione del GT);
-    ai parenti entro il IV° grado, agli affini entro il II° secondo grado, al coniuge, al convivente, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, copia del decreto di fissazione dell’udienza e copia conforme del ricorso (senza allegare la documentazione integrante).  
E’ bene specificare che, previa verifica con la cancelleria del Tribunale, è possibile, al fine di tutelare il beneficiario, inoltrare ai parenti ed affini solo il decreto di fissazione dell’udienza, omettendo quindi l’invio del ricorso. In questo caso unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, è necessario inviare una lettera accompagnatoria in cui il ricorrente, nell’informare i parenti ed affini dell’avvio del procedimento, li informa altresì che hanno facoltà di comparire all’udienza e che se non hanno intenzione di farlo è opportuno che dichiarino per iscritto la loro non opposizione al procedimento in corso (in ogni caso la non presenza all’udienza verrà considerato come espressione di non contrarietà al procedimento in corso). Questa dichiarazione, che può essere anche cumulativa dovrà essere consegnata in udienza al GT dal ricorrente unitamente alle relate delle notifiche e alle ricevute di ritorno delle raccomandate.
Il costo per le spedizioni è a carico del ricorrente e varia a seconda del peso della documentazione da trasmettere. Deve essere inoltre allegata copia del documento d’identità del ricorrente.

Con decreto, immediatamente esecutivo, il GT istituisce l’AdS e provvede alla sua nomina. In sintesi nel decreto di nomina sono riportate:
-    generalità della persona beneficiaria e dell’AdS;
-    durata dell’incarico: la durata dell’incarico varia a seconda della figura nominata quale AdS; se questo rientra nella cerchia famigliare la durata è indeterminata mentre diversamente la durata dell’incarico è di massimo dieci anni; durante il periodo dell’incarico, eventuali gravi impedimenti dell’AdS, devono essere segnalati e documentati al GT che provvederà con un decreto ad una nuova nomina;
-    oggetto dell’incarico e atti che l’AdS ha il potere di compiere in nome e per conto del beneficiario;
-    atti che il beneficiario può compiere solo con l’assistenza dell’AdS;
-    limiti anche periodici delle spese che l’AdS può sostenere con l’utilizzo delle somme di cui il beneficiario ha disponibilità;
-    periodicità con cui l’AdS deve riferire al giudice circa l’attività volta e le condizioni di vita personale e sociale del beneficiario.
Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti quegli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l’assistenza necessaria dell’AdS, ossia tutti quegli atti elencati nel decreto. Contro il decreto del GT si può ricorrere alla Corte di Appello con l’assistenza di un legale; il decreto della Corte di Appello è ricorribile in Cassazione. Per questi gradi di giudizio è necessaria l’assistenza di un legale.

L’AdS assume l’incarico giurando davanti al Giudice Tutelare di esercitare il suo compito con fedeltà e diligenza (art. 349 C.C.) esercitando i poteri che sono elencati in modo dettagliato nel decreto di nomina. In caso di negligenza dell’Amministratore, il quale abbia compiuto atti o scelte dannose per il beneficiario, il GT dovrà essere tempestivamente avvertito e prenderà gli opportuni provvedimenti. Inoltre il GT può in ogni momento convocare l’AdS per chiedere informazioni, chiarimenti e notizie sulla gestione. E’ opportuno che l’AdS nominato richieda, alla cancelleria della Volontaria Giurisdizione, il rilascio di più copie conformi del decreto di nomina perché lo stesso gli verrà richiesto più volte in occasione degli eventuali atti che l’AdS andrà a compiere nell’interesse del beneficiario. Per il compimento degli atti di straordinaria amministrazione previsti dagli articoli 374 e 375 C.C. (acquisto di beni, riscossione di capitali, accettazione o rinuncia di eredità, promozione di giudizi, vendita beni, ecc.) e per tutti gli atti non previsti nel decreto di nomina, l’AdS deve richiedere la preventiva autorizzazione del GT. L’incarico di AdS è gratuito ma, in considerazione dell’entità del patrimonio e della difficoltà dell’amministrazione, gli potrà essere riconosciuta dal GT un’equa indennità (art. 379 C.C.). L’incarico cessa in ogni caso con la morte del beneficiario: dopo tale momento l’AdS non è più autorizzato a compiere alcun atto. Al termine dell’incarico, l’AdS deve presentare il conto finale della propria amministrazione, che deve essere approvato dal Giudice.

L’AdS deve tenere la contabilità della propria gestione e riferire al GT sull’attività svolta e sulle condizioni di vita del beneficiario, con una relazione sulla sua situazione personale (dove vive e con chi, le condizioni di salute, le sue attività durante la giornata, ecc), e un rendiconto economico che deve rappresentare la situazione patrimoniale del beneficiario, riepilogando le entrate e le uscite. La periodicità della relazione e del rendiconto è stabilita dal GT nel decreto di nomina ed è di norma annuale. Al rendiconto vanno allegati i documenti relativi alle entrate e i giustificativi delle spese, nonché gli estratti-conto bancari. Va precisato però che - soprattutto se il beneficiario vive in famiglia - il Giudice normalmente non richiede né l’elenco dettagliato delle uscite relative al mantenimento (vitto, vestiario, piccole spese quotidiane ecc.), né i relativi scontrini e ricevute di spesa e spesso richiede semplicemente un’autocertificazione in sostituzione del rendiconto.

Nel decreto di nomina l’AdS viene autorizzato a compiere esclusivamente gli atti di ordinaria amministrazione, mentre per il compimento degli atti cosiddetti di “straordinaria amministrazione” (indicati negli artt. 372, 374 e 375 C.C.) necessita di volta in volta di una specifica autorizzazione del GT, previa apposita istanza presentata per iscritto dall’AdS in cancelleria.  
Gli atti di questa natura sono i seguenti: Investimenti (art. 372 C.C.)
Acquisto di beni (art. 374 n. 1 C.C.) Quando s’intende procedere all’acquisto di un bene (ad esclusione di quelli necessari per i bisogni ordinari del beneficiario) e la spesa è superiore a quella mensile autorizzata dal Giudice Tutelare con il decreto di nomina, occorre richiedere al Giudice stesso una specifica autorizzazione.
Riscossione di capitali - Cancellazione di ipoteche e svincolo di pegni -  Assunzione di obbligazioni (art. 374 n. 2 C.C.) Accettazione e rinuncia di eredità, accettazione di donazioni e legati (art. 374 n. 3 C.C.)
Stipula di contratti di locazione ultranovennali (art. 374 n. 4 C.C.)
Promozione di giudizi (art. 374 n. 5 C.C.) L’AdS deve chiedere l’autorizzazione per promuovere giudizi, salvo che si tratti di azioni finalizzate alla conservazione e alla garanzia del patrimonio del beneficiario di natura urgente. L’AdS può invece difendersi dall’altrui iniziativa giudiziaria senza richiedere l’autorizzazione ed è pure libero di non partecipare attivamente al processo (cosiddetta contumacia). Con riferimento alle “azioni di stato” (separazione di coniugi, divorzio, ecc.), sono previste dal Codice Civile delle regole particolari per la tutela degli interdetti, che - qualora il GT lo ritenga opportuno in considerazione del grado di incapacità del beneficiario - possono essere applicate anche nell’ambito dell’amministrazione di sostegno. Nelle situazioni di maggior gravità al beneficiario viene nominato un curatore speciale, diverso dell’AdS, che lo rappresenta in tali giudizi.
Alienazione di beni (art. 375 n. 1 C.C.) Il termine alienazione indica la vendita, la permuta, ma anche la rinunzia alla proprietà (o ad altro diritto reale) e la costituzione di diritti reali di godimento. L’istanza di autorizzazione all’alienazione di un bene di rilevante valore, come ad esempio un immobile, deve essere motivata con particolare rigore, evidenziando le ragioni che impongono o rendono opportuna l’alienazione stessa (ad esempio l’impossibilità del beneficiario di vivere in quell’appartamento, o la necessità di ottenere liquidi per affrontare le spese di mantenimento del beneficiario, ecc.).  L’importo derivante dalla vendita dovrà quindi essere utilizzato secondo le modalità stabilite dal GT., che normalmente nell’autorizzare la vendita, incarica l’AdS di redigere un rendiconto specifico relativo all’operazione stessa.  
Ai sensi dell’art. 777 C.C. l’Amministratore non può invece effettuare donazioni per conto del beneficiario, essendo consentite - sempre previa autorizzazione del GT - solo le liberalità in occasione di nozze a favore dei discendenti del beneficiario stesso. Nel decreto di nomina il GT può però mantenere allo stesso beneficiario la capacità di effettuare donazioni entro limiti stabiliti.
Costituzione di pegni o ipoteche (art. 375 n. 2 C.C.)  
Divisioni e relativi giudizi (art. 375 n. 3 C.C.)  
Compromessi, transazioni e concordati (art. 375 n. 4 C.C.)

Il beneficiario, l’AdS, il Pubblico Ministero, il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il IV° grado, gli affini entro il II° grado, tutore, curatore, responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona possono presentare l’istanza adeguatamente e opportunamente motivata al GT per la cessazione o la sostituzione dell’AdS. Il Giudice Tutelare, acquisite le necessarie informazioni e disposti gli opportuni mezzi istruttori, provvede con decreto motivato alla revoca dell’amministrazione o alla sostituzione dell’AdS.